Contesto

La crisi globale iniziata nel 2007 è in rapida evoluzione e appare a tratti superata, almeno in alcuni paesi industrializzati. In altri, in particolare in Europa, la situazione permane molto complessa.

Le risposte attuate sono state di tipo monetario in Usa e Giappone ed hanno portato a diversificate riprese del PIL e contrazioni della disoccupazione, anche se con incertezze e dubbi in ordine alla qualità degli interventi adottati.

Le previsioni di crescita dell’economia globale sono state riviste al ribasso dalle organizzazioni internazionali durante l’anno, anche in relazione alle questioni geopolitiche ancora aperte in Ucraina e in Medio Oriente, e in generale alla discesa del prezzo del petrolio.

L’espansione dell’attività economica globale è proseguita a rilento, frenata da un Europa pressoché in stagnazione, e dalle performance dei Paesi emergenti, ancora al di sotto dei livelli pre-crisi (Cina e India), se non in difficoltà (Russia e Brasile).

Gli Stati Uniti, contrariamente allo scenario complessivo, hanno continuato a registrare invece una crescita del PIL e appaiono positivi i risultati sul mercato del lavoro.

In Europa è mancato il consenso politico per un intervento deciso in senso monetarista e nel contempo non è stato possibile, per note ragioni legate al consenso di breve termine, dare corpo alle riforme necessarie per migliorare l’ambiente economico. Le conseguenze sono state rilevanti sia nei paesi nord-europei, con tassi di crescita del PIL estremamente contenuti o nulli, sia nei paesi mediterranei, ed in particolare in Italia. Ovunque, per effetto della politica accomodante della BCE sui tassi di interesse, il rendimento del denaro è progressivamente sceso a livelli mai visti e pressoché prossimi a zero per la gran parte delle scadenze e per i rischi di migliore qualità. L’Italia ha continuato a mostrare tassi di crescita nulli o negativi, con accentuati livelli di disoccupazione soprattutto tra i giovani e soprattutto al sud.

Nell’Eurozona il PIL, in crescita nella prima metà dell’anno, ha rallentato nel secondo semestre. I sondaggi presso le imprese continuano a prefigurare un graduale miglioramento delle prospettive cicliche, anche se la fiducia è leggermente in calo rispetto alla fine dell’anno precedente.

L’inflazione è rimasta nettamente al di sotto dei target fissati dalla BCE, con una flessione più marcata a fine anno legata ai costi delle materie prime energetiche, soprattutto del petrolio ed al taglio delle stime di crescita dell’Eurozona e dei Paesi emergenti, mentre il commercio internazionale, tornato positivo, non ha compensato le spinte negative degli altri componenti. Verso la fine dell’anno il calo dell’Euro rispetto alle altre valute lascia ipotizzare un più marcato beneficio per l’esportazione; una barriera indiretta all’import in termini di incremento dei prezzi dei beni denominati in valuta diversa dall’Euro; infine un benefico incremento generale dei prezzi per effetto dell’inflazione importata”, là dove le economie europee continuano ad acquisire beni e servizi denominati in valuta nonostante l’incremento del prezzo in Euro.

Nel nostro Paese, come in Europa, dall’inizio dell’estate 2014 i segnali di ripresa osservati da fine 2013 sono andati via via esaurendosi, fino a registrare una variazione negativa ad ottobre. Il peggio ramento della bilancia commerciale e degli investimenti non sono stati compensati dal miglioramento dei consumi interni, in aumento nonostante la situazione ancora critica del mercato del lavoro.

Nel terzo trimestre del 2014 il PIL nazionale ha segnato una variazione negativa rispetto al trimestre precedente ed alla fine del 2013, e per fine anno 2014 è previsto un peggioramento pari allo 0,4%. Alcuni elementi di analisi suggeriscono cautela nella lettura dei dati (i costi energetici in forte riduzione, che riducono il PIL, non sono di per sé un male) e sarà opportuno rivedere le dinamiche ad inizio 2015.

Ultimo aggiornamento il 17/01/2015